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12 settembre 2008

Post Apocalypse Scenery



Ultimamente, dopo l'esperienza fatta per la copertina dello Speciale per intendersi, sento di aver fatto la pace con il Colore. Per anni mi sono sforzato di ignorare il colore per concentrarmi sul bianco e nero e sulle sue infinite possibilità intermedie di toni medi, tipici dell'inchiostrazione a china. Ora finalmente torno a immaginare anche a colori.

Forse in tutto questo centra un libro che leggevo quest'estate, nel quale ho scoperto che non è vero che noi sognamo solo in bianco e nero. Pare che i sogni a colori siano quelli più veri. Quelli in cui compiamo i cosidetti viaggi astrali e nei quali incontriamo persone reali e talvolta vediamo addirittura ciò che sarà nel futuro. Ora gli scettici alzeranno le sopracciglia.

Be', insomma.

Più banalmente trovo che l'uso di una colorazione, sia anche veloce e imprecisa, aiuta molto ad immaginare i volumi e l'atmosfera di un ambiente disegnato, prima di decidere se poi metterlo in bella e ripassarlo a china. Per vedere la differenza prima e dopo, allego anche lo studio a matita, puro e semplice.